Lettura & Poesie

Se i promessi sposi avessero vissuto al tempo del Covid 19…

Pubblicato il Arianna Palazzo

  

TONIO
DeI PROMESSI SPOSI  

A Milano nel 1820 Alessandro Manzoni affronta un periodo particolarmente positivo per la sua vena poetica e creativa. È proprio in questo periodo che inizia a scrivere la prima edizione del romanzo storico de “I Promessi sposi”.

TONIO

Tonio è un amico di Renzo, un uomo umile con una moglie e dei figli. All’interno del romanzo, anche a casa di Tonio, c’è sofferenza dovuta alla carestia del 1600. In casa di Tonio vivono la nonna, i bambini, la moglie ed il fratello. Nella scena in cui li incontriamo, anche se per breve tempo, ci vengono descritti con dei visi scavati dalla fame.

I riferimenti che ci riportano alla carestia si presentano in molti luoghi che non sono solo i campi e nei paesi, ma anche all’interno delle pareti domestiche. Difatti la cena in casa di Tonio, seppur di breve apparizione, ci fornisce una antitesi con la cena in casa di Don Rodrigo, dove la carestia è “sopportata” più come un disturbatore fastidioso che come un vero disagio.

La famiglia di Tonio

rappresenta il primo nucleo familiare che incontriamo nella vicenda che merita riconoscimento, poiché di fronte alla miseria e alle difficoltà questa famiglia rimane unita. Ci sono due elementi importanti che emergono: la solidarietà (elemento interno al nucleo familiare) che si espande verso la generosità (elemento esterno) nei confronti del prossimo, in questo caso Renzo. La famiglia di Tonio è considerata come modello di tutte le famiglie contadine, nelle quali “la povertà è sempre talmente dignitosa da non far mai dimenticare l’innato senso di ospitalità e di condivisione”.

Questo personaggio è una persona per bene che cerca di aiutare Renzo a sposare la sua amata. La figura semplice e dignitosa di Tonio risalta anche quando messo a confronto con Don Abbondio, il quale invece di rassicurarlo per il suo debito, lo mette ancor di più in imbarazzo pretendendone il saldo con insistenza.

I Promessi sposi ai tempi del COVID-19

Tonio e la sua famiglia, nel romanzo, vivevano la carestia in una abitazione modesta, il pasto era magro per il raccolto insufficiente, ma nonostante le difficoltà, si sottolinea con grande tenerezza l’educazione e la solidarietà, che non viene mai sovrastata né dalla peste, né dall’annata scarsa. Tonio e sua moglie invitano Renzo a cenare con loro, sebbene, la fame fosse caratterizzata con bramosia.

Chi avrebbe mai potuto immaginare

di poter rivivere un terribile momento come quello causato dalla peste nel 1600 che fa da contesto storico nel capolavoro dei Promessi Sposi? Un periodo di pandemia a livello globale non lo si aspettava. Durante questa emergenza sanitaria ci sono due elementi che emergono: le precauzioni mediche per limitare la diffusione dei contagi (rispettare le distanze, applicare la mascherina, lavarsi maniacalmente le mani) e la solidarietà, quell’altruismo che ci insegna Tonio nel capitolo VIII.

La bontà non deve essere mai messa da parte, la peste o la pandemia non devono essere in grado di oscurare la generosità, la bontà d’animo o la condivisione. Il virus sta ostacolando le nostre vite e la nostra libertà, dobbiamo sostenerci a vicenda, farci forza “a distanza”, incoraggiarci. Siamo costretti a rimanere nelle nostre case ed a superare questo periodo con grandi limitazioni, ma è importante ricordare che ci sono persone che rischiano la propria salute per salvare delle vite, come ad esempio i medici ed i volontari della protezione civile.

Ancor di più, in un contesto come questo, troviamo persone da ammirare perché cercano, nel loro piccolo, di dare un aiuto per trovare una soluzione il più velocemente  possibile, così  come era l’intento di Tonio nel Promessi sposi che, se pur non riuscendo ad aiutare Renzo, aveva le migliori delle intenzioni e la buona volontà. Ognuno di noi potrebbe fare la differenza anche nella vita degli altri.

La generosità si vede anche nei piccoli gesti, come la condivisone del pane nei momenti di carestia. Ci sono molte persone in questa pandemia che si sono aiutate tra loro. Nel mio quartiere ho visto dei tavolini fuori dai negozi, dai panifici e supermercati, dove la gente poteva  lasciare prodotti alimentari per chi ne ha più bisogno.

Questa pandemia ha lasciato senza lavoro molte persone mettendo in difficoltà intere famiglie anche per la spesa quotidiana, ma di contro, chi ha potuto, ha dimostrato solidarietà, donando quel poco o tanto che aveva, per aiutare il “vicino”, l’amico, o anche una persona lontana che ha chiesto aiuto.

Questi gesti alimentano la speranza in una umanità che possa, un giorno, trovare il giusto equilibrio per permettere a tutti di vivere felici le loro vite.

Arianna Palazzo 

(IV B Liceo)