Racconti

Il re dei draghi

Gabriele Orsi |
Interviste - Voci di Corridoio

Ascanio Verrico, I media A, con uno stile a metà tra la favola e il racconto epico ci porta in un mondo fantastico, in cui la vita di creature meravigliose, animali, e umani si intersecano e danno vita alla ricerca di un drago.

Era una calda estate.

Un’estate che in Inghilterra di solito non si vede.

Arida, i raccolti erano scarsi e le foreste spoglie.

Nonostante tutto a Blegghinburg si viveva una vita normale.

Il personaggio di cui raccontiamo si chiama Bergy.

Era un ragazzo affascinante, dai capelli lunghi e biondi, molto spesso raccolti in una lunga coda.

Aveva gli occhi scuri, neri come la notte.

Suo padre era un re, il re del villaggio.

Era una giornata come altre, Bergy stava passeggiando per le mura del forte quando vide una sentinella stesa per terra senza vita.

Subito riferì tutto al padre.

Tutto il villaggio era in panico.

Nessuno era mai morto a Blegghinburg.

Ebbene sì Bergy e i gli abitanti della valle non erano umani, bensì elfi, erano immortali.

Dopo un po’ di giorni l’episodio della sentinella fu dimenticato.

Passò il tempo a Blegghinburg e tutto era tranquillo finché un giorno arrivò un soldato alla reggia reale urlando: era diventato matto.

I saggi del villaggio si riunirono e cercarono di fare luce sul caso: “Miei saggi, vi ho convocati tutti qui per un mistero su cui non abbiamo né ipotesi, né prove”.

“Ultimamente a Blegghinburg stanno succedendo cose strane”, disse l’amato re.

Gli rispose il più anziano fra tutti: “Oh nostro sovrano, mi stupisce che non ci siate ancora arrivato; è stato liberato…”

La riunione finì e Bergy, che era stato presente fino all’annuncio del saggio, voleva sapere cosa fosse stato liberato.

Il padre non gli rispose.

Entrò dal portone della sala un consigliere che disse di dover far vedere una cosa al re.

Il re tornò tardi, verso sera.

Senza parlare fece un gesto a Bergy, lo condusse in un sotterraneo del castello.

Era un sotterraneo con delle fiaccole appese lungo tutto il corridoio.

“Tu sai che il nostro castello fu fondato da un nostro antenato?”, disse riflessivo il re.

“Sì, padre”, fu la risposta del ragazzo.

“Si chiamava Bergy Blegghinburg, proprio come te”, aggiunse il padre.

“Però, c’è una cosa che non sai”, continuò.

“Il nostro antenato aveva come animale domestico un drago: fu incatenato qui, dove stai camminando ora”,  finì il re.

“Ma dove si trova ora?”, rispose intimorito Bergy.

“È la creatura che scappò, ma ora tu vattene, vattene via!”, disse mentre consegnava al figlio il suo amuleto.

Bergy tornò a casa.

Aspettò il padre per tutta la notte.

Il re non tornava.

Passarono giorni, settimane, mesi e anni, ma del re non ce n’era traccia.

In seguito Bergy fu incaricato di intraprendere un viaggio che avrebbe dovuto compiere con un solo amico, per non mettere in pericolo altre vite.

Non ci pensò neanche, come amico avrebbe scelto il suo fedele maialino.

Bergy e Argo (il maiale) dovevano trovare il drago del castello e condurlo in gabbia.

Partì subito.

Passò per villaggi con mura alte, passò per deserti popolati e passò per foreste incantate, fino ad arrivare ad un villaggio inquietante.

Era costruito con rocce ripiene di lava pura.

Le sentinelle sulle mura erano cinghiali armati di tutto punto.

Bergy chiese ad un soldato: “Buondì, per caso sai dirmi che posto è mai questo?”.

“Ghibbleburg”, rispose bruscamente il cinghiale.

Arrivò un altro soldato che bisbigliò qualcosa nell’orecchio dell’altro.

Bergy e Argo furono presi e incatenati nelle prigioni del castello.

Dopo poche ore arrivò un esercito di draghi con a capo un elfo.

Il comandante per prima cosa entrò nelle prigioni e parlò con Bergy.

Nel frattempo lui aveva fatto amicizia con una ragazza, anche lei rimasta vittima delle guardie e delle loro catene.

Il comandante, appena arrivato, inciampò e cadde.

Appena si rialzò fece uno strano movimento come se fosse un tic.

Iniziò un piccolo dialogo tra i due, che però venne interrotto da Bergy, che esclamò all’improvviso: “Papà!”.

La risposta del padre fu immediata: “Figliolo, come sei cresciuto!”; appena finì la frase, il re si buttò a terra.

Vennero fatti i funerali e Bergy diventò ufficialmente re.

Dopo aver visto il comandante muoversi in quel modo mentre cadeva, Bergy non aveva avuto più dubbi, ma la maledizione aveva ucciso il re, nel momento in cui lui non avrebbe mai pensato di vivere.

Bergy avrebbe poi vissuto a lungo e bene.

di Ascanio Verrico, I media A