Lettura & Poesie

Un robot di nome Migo

Pubblicato il Luca Maria Varsalona

All’inizio dell’anno scolastico del 4127 arrivò nella città di KGSZ112137 un robot di nome di Migo. Egli veniva da 731211ZSGK, una città molto più grande, moderna, bella e piena di verde di KGSZ112137.

Migo era un robot di sette anni robotici

Che corrispondono a settantasette anni umani. Era fatto interamente di latta, ma la sua testa era d‘acciaio. Aveva al posto degli occhi dei radar e, al posto delle orecchie, dei buchi con un amplificatore; al posto di una vera e propria bocca, aveva una morsa con denti piuttosto tondeggianti; aveva delle antenne con delle lucine all’estremità. Non era molto alto e sfortunatamente soffriva di una malattia di nome rugginite, per la quale, se un robot si bagna con l’acqua, perde la sua agilità.

Molti umani si chiederebbero come facessero i robot affetti da questa malattia a sopravvivere. La risposta è molto semplice: tutti i robot esistenti nel mondo robotico bevono gelatina alla fragola fusa e ciò dà loro nuove energie.

Migo era tutto nero

E ciò significava che non apparteneva ad una famiglia ricca e che i genitori non avevano un ruolo nella società.

Anche i compagni di Migo erano fatti di latta, ma avevano la testa d’oro zecchino. Come Migo, avevano al posto degli occhi dei radar; avevano come orecchie dei buchi con amplificatore e una bocca strana; anche loro avevano delle antenne, tuttavia erano d’argento e alle estremità avevano dei brillanti. Essi erano inoltre tutti argentati e appartenevano a famiglie ricche.

Tra i compagni di Migo

Vi era una robottina di nome Alison, che era la figlia del presidente del mondo di RZNTGSTM.

Lei era addirittura tutta d’oro massiccio e aveva sia le orecchie sia le punte delle antenne con dei grandi diamanti. Alison però era talmente fredda che si diceva che non fosse fatta interamente d’oro, ma che avesse il cuore di ghiaccio.

Migo era sempre escluso

Da tutti i suoi compagni, perché era il più piccolo e non apparteneva alle classi sociali ed economiche elevate. Veniva escluso anche per la sua statura.

Egli, perciò, era sempre triste e il più delle volte veniva consolato dalla maestra Jessie, che comprendeva le sue difficoltà, anche perché lei stessa nella sua giovinezza ne aveva affrontate molte.

Migo un giorno si trovava al parco cittadino

E vide i suoi compagni di classe giocare a palla, il suo gioco preferito. Si fece coraggio e andò a chiedere ai compagni se potesse giocare con loro. Mentre si avvicinava, inciampò a causa di un sasso e cadde per terra. Tutti i suoi compagni risero, persino Alison.

Migo corse via e si nascose in un luogo che conosceva solo lui, una sorta di caverna in un boschetto di palme situato nella parte finale del giardino pubblico. Il piccolo robot rimase da solo e soltanto dieci minuti prima dell’ora di andare a casa uscì del suo nascondiglio.

Il giorno dopo vide i suoi compagni

Che stavano nuovamente giocando a palla. Si fece coraggio e andò a chiedere se potesse giocare con loro. I bambini gli dissero: “Non vogliamo giocare con te. Tu sei solo un vecchio rottame e non un robot scintillante come noi!”

Migo rimase ferito da questo insulto e corse via nel suo nascondiglio, dove rimase fino alla fine della giornata.

Per un mese intero non chiese più ai suoi compagni

Se potesse giocare con loro e, appena arrivava al parco, si nascondeva. Quando si trovava nella caverna, Migo si sentiva infatti protetto e sicuro.

A causa delle sue numerose differenze

Rispetto agli altri robot soffriva moltissimo e non si sentiva apprezzato da nessuno. Quando aveva la possibilità di riflettere, gli veniva in mente sempre la stessa cosa. Un pensiero fisso lo assillava: pensava sempre a quanto fosse poco utile la sua vita di robot.

Migo era sempre solo e, se provava ad avvicinarsi agli altri robot, veniva respinto, preso in giro oppure deriso dai suoi compagni.

Era un robot tormentato, non solo dagli altri robot, ma anche da sé stesso. Si sentiva inadeguato a vivere nella società.

Un giorno il papà di Migo

Andò al casinò, perché aveva trovato per terra un gettone per la slot-machine. Egli inserì il gettone nella macchinetta, mise la mano sul pomello della leva e ad un certo punto, come capita ai robot quando sudano, delle goccioline di lubrificante scesero dalla fronte; nella mano non circolò più l’olio per qualche minuto.

Infine, si decise: tirò la leva e chiuse gli occhi. Dopo circa dieci secondi li aprì e vide che aveva già completato quattro giri su cinque del gioco e sullo schermo era apparsa la faccia di quattro jolly. Se anche al quinto giro fosse apparsa l’icona con il jolly, avrebbe vinto dieci milioni di euro robotici, che sono uguali nostri. Così fu. Automaticamente le colorazioni dei corpi di Migo e della sua famiglia variarono ed essi diventarono uguali agli altri robot.

Da quel momento Migo fu accettato

Da tutti i suoi compagni di scuola. I ragazzi impararono a conoscerlo e capirono che avevano sbagliato a isolarlo, giudicandolo solo sulla base di elementi esteriori. Tutti lo apprezzarono molto per la sua intelligenza, per la sua simpatia e anche per la sua abilità nel gioco con la palla. Si pentirono di averlo emarginato, di averlo deriso e di averlo fatto piangere, badando soltanto al suo aspetto fisico e alle condizioni economiche e sociali della sua famiglia.

Migo si fece molti amici

E, da grande, si fidanzò con Alison. Diventò un giornalista famosissimo non solo su KGSZ112137, ma in tutto il pianeta di RZNTGSTM, mentre Alison divenne, come suo padre, presidente di RZNTGSTM.

Dopo il matrimonio Migo

E Alison ebbero tre figli, sempre robot, che chiamarono Tom, perché era un nome che piaceva ad entrambi, Sam, perché il fratello di Alison si chiamava così, e Jessie, come la maestra di Migo,  che lo consolava quando da bambino era triste.

 

Luca Maria Varsalona  (IA media)