JANUARIA, la città della speranza
Tutti i palazzi erano vuoti, così le case e i musei; non c’era niente, eccetto i ricordi che tenevano in vita la città di Januaria. Era una città dimenticata dal mondo, non passavano macchine, motorini e neanche autobus, solo ambulanze, perché a pochi chilometri c’era un ospedale che poteva curare il virus che stava girando.
Quando le poche persone passavano di là non riuscivano a parlare, potevano solo sentire i ricordi delle persone morte; per la maggior parte i ricordi erano tristi, i pochi felici erano quelli delle persone anziane, che a quel tempo erano le uniche con la consapevolezza che il virus colpiva soprattutto loro.
Chi passava per di là riusciva a comunicare solo attraverso questi ricordi e sentirli cambiava completamente la sua visuale sul mondo: erano ricordi di ragazzi che commuovevano, perché non potevi pensare che qualcuno di così piccolo avesse una consapevolezza così grande di quello che successe.
I palazzi erano vecchi, abbandonati, ma una cosa nessuno riusciva a spiegarsi: come i pensieri non facessero cadere i pezzi traballanti delle mura delle case.
Era una città completamente bianca, solo edifici monocromi, così alti che il sole non penetrava neanche tra i vicoli, e faceva così freddo che nessuno riusciva a passare per di lì. Erano i vicoli dei brutti ricordi, che dividevano la città in due parti e solo chi era consapevole e in grado di capire i ricordi dei morti riusciva a uscirne senza alcun problema.
Può sembrare brutta questa città, ma c’era anche la parte dei ricordi più spensierati, dove brillava sempre il sole e la notte non arrivava mai, perché la forza di quei piccoli e pochi ricordi riusciva a tenere in vita la città. Ecco perché essere sempre positivi e ricordarsi che andrà tutto bene può salvare una città così bella.
Allegra Chimenti
III media B