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Vincent Van Gogh

Pubblicato il Benedetta Di Cesare

La vita tormentata del famoso pittore inizia nel 1853 a Groot Zundert, nei Paesi Bassi. E’ considerato uno dei maggiori esponenti del movimento post-impressionista della seconda metà dell’Ottocento. Fu figlio di un pastore protestante e ebbe numerosi fratelli. I suoi genitori nel 1852 ebbero un figlio, Vincent Willem Maria, che purtroppo venne partorito già morto. Esattamente un anno dopo, i genitori diedero alla luce un altro bambino, il futuro pittore, che sarà battezzato Vincent Willem in ricordo del defunto fratellino. A scuola Vincent studiò il francese, il tedesco e l’inglese, e dal 1866 frequentò una scuola presbiteriale che poi dovette lasciare a causa del suo scarso rendimento e dei problemi economici del padre. L’infanzia del pittore fu un periodo felice e lieto, che Vincent ricorderà con nostalgia durante il corso della sua turbata esistenza. Il pittore aveva un rapporto molto intimo insieme a suo fratello Thèo, mercante d’arte nonchè finanziatore di molte sue opere e suo sostenitore. Con lui ebbe un fitto scambio di lettere, circa 640, dalla quale si può capire e osservare al meglio il suo pensiero e la sua personalità.  Le lettere sono considerate infatti una fonte di documentazione fondamentale, dalla quale si comprende anche la sua concezione artistica e le sue riflessioni rispetto alle opere. Vincent aveva un’ossessione maniacale per la scrittura. Nel corso della sua vita, Vincent soggiornò a Parigi ed è proprio in questo periodo che conosce numerosi pittori come Toulouse Lautrec e Paul Gauiguin, con la quale inizierà una forte amicizia e convivenza. La loro fu una amicizia turbolenta, come può testimoniare l’episodio dell’attacco con il rasoio. Si dice infatti che Vincent, in preda alla rabbia, avrebbe assalito Gauguin con un rasoio, ma avendo fallito nell’attacco si tagliò il lobo sinistro. Vincent Willem Van Gogh ha iniziato a dipingere all’età di 27 anni, nel 1881 ; prima di dipingere, voleva diventare maestro o avvocato. In una lettera al fratello Theo, disse : “Theo, sono molto felice quando dipingo e posso dirlo dopo non aver fatto altro nell’ultimo anno. La mia vera carriera nella pittura sta iniziando ora. Non pensi che dovrei seguire questa passione?“. Infatti  Van Gogh realizzò più di 900 dipinti e 1100 disegni prima della morte. E’ conosciuto per la sua bizzarra personalità,  non era un uomo gentile ma bensì scontroso. Il pittore è ricordato come un uomo pazzo, tormentato. Si dice che Van Gogh dipingesse di notte e che usasse incastrare alcune candele nel cappello di paglia per vederci meglio. Soffriva di disturbi mentali come l’epilessia, il bipolarismo, aveva fissazioni e allucinazioni, era depresso, agitato ed irrequieto. Ha trascorso alcun anni nell’ ospedale psichiatrico Saint Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence. Per ironia della sorte però, è soprattutto durante gli anni della sua depressione che sviluppa maggiormente la sua arte.  Fu proprio nell’ospedale psichiatrico che l’arista dipinse alcune delle sue opere più celebri, come “Notte stellata”, che, però, giudicò un fallimento.

Notte Stellata

 

Girasoli

Le sue opere riflettono pienamente gli stati d’animo di Van Gogh, le sue ansie, i suoi turbamenti ma anche i rari e fugaci momenti di spensieratezza. La prima parte delle sue opere è caratterizzata da colori cupi e scuri, ma nel corso del tempo inserisce tonalità più vivaci. Ha uno stile singolare e inconfondibile. La sua è un’ arte visionaria, concreta, energica, immediata, dai cromatismi travolgenti. Vincent utilizza la realtà come strumento per esprimere la sua natura, dando alle sue opere significati profondi che arrivando anche all’osservatore. Purtroppo Van Gogh non potè mai godere del successo che ha meritato.  La sera del 29 luglio 1890 dopo essere uscito per dipingere nelle campagne vicine, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò nella sua camera. Van Gogh confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino ad un suo amico che entrò nella sua stanza e lo vide sanguinante sul letto. Al dottor Gachet  rispose che aveva tentato con coscienza il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto riprovarci: “volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca”. Non diede motivazioni del suo gesto e confidò al fratello Thèo ancora che “la sua tristezza non avrà mai fine“. Sembra che le sue ultime parole siano state “ora vorrei ritornare“. Poco dopo ebbe un accesso di soffocamento, poi perse conoscenza e morì quella notte stessa, verso l’1:30 del 29 luglio. In tasca gli trovarono una lettera non spedita a Théo, dove aveva scritto, tra l’altro: “Vorrei scriverti molte cose ma ne sento l’inutilità […] per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione“.