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Grazie Capitano

Pubblicato il Fabrizio Rosso

Poco spazio nelle ultime stagioni

Trecentosette goal in settecentottantacinque partite ufficiali. Secondo marcatore della storia del calcio italiano. Una volta campione del mondo, d’Italia e due volte vincitore di Coppa Italia e Supercoppa italiana. L’uomo dei record. Una carriera da incorniciare, dedicata esclusivamente a ciò che ama di più: il calcio e la Roma. Dove segnerà il suo ultimo goal? Nel calcio o nella società giallorossa? Non lo sappiamo ancora, ma siamo sicuri che non sbaglierà nemmeno questo tiro. Dopo l’ addio al presidente Sensi la società americana l’ha messo più volte in diffcoltà, dinanzi a scelte a cui avrebbe preferito non pensare. Lui ha sempre reagito nel migliore dei modi, utilizzando spesso il silenzio e dimostrando disponibilità e voglia di giocare. La discontinua valorizzazione l’ha, però, portato ad essere sempre più amareggiato e deluso. I frequenti ”battibecchi” con il tecnico Spalletti non gli hanno fatto bene e, considerando l’ età, ha colto il momento per mollare la presa. Per la squadra capitolina è stata un’annata alquanto amareggiante; l’eliminazione ai preliminari di Champions League, dall’ Europa League, dalla Coppa Italia e dal campionat0. Francesco Totti non si merita sicuramente di chiudere la carriera con una stagione negativa a tutti gli effetti; forse sarebbe servito un momento del genere per lasciare il calcio giocato. Chissà…

Dispiacere del popolo giallorosso

Tutti gli appassionati di calcio non saranno contenti che questo momento sia arrivato, ma a Roma è diverso. A Roma si tifano due cose: la maglia e Francesco Totti.  L’uomo che ha fatto emozionare e sorridere più generazioni allo stesso tempo. Di persone che hanno incarnato perfettamente la romanità ne esistono poche e esempi con la V maiuscola sono Verdone e Venditti. Il romano ha il cuore passionale, ama cantare, divertirsi e soprattutto coinvolgersi; farsi trascinare da migliaia di voci che urlano ”Totti!” dopo lo speaker. Il cuore in gola, la bandiera che sventola; la bandiera che nell’ 89 si allacciò gli scarpini, indossò la maglia della ”maggica” e non se la tolse mai più. Milan e Real Madrid? No, grazie. Offerte milionarie e collezioni di trofei? No, grazie. Vincere? Sì, ma a Roma. Ed è questo che lo rende unico, che ha reso felici i tifosi: l’ amore per i colori, per la città, per gli stessi tifosi che l’hanno sempre sostenuto e lo sosterranno sempre. Come diceva un altro grande capitano, Di Bartolomei: ”…esistono i tifosi di calcio e poi esistono i tifosi della Roma.”

 

I commenti degli amici

Il Capitano ha deciso di trascorrere un momento importante in compagnia della squadra e delle mogli. Li ha invitati sulla terrazza dell’ Hilton per brindare ed omaggiarli, donando ad ognuno di loro la maglia speciale del derby con la scritta ”grazie dal tuo capitano”. Un primo festeggiamento che precede il suo ultimo match contro il Genoa. A riguardo si è espresso così Candela, ex vincitore dello scudetto nel 2001: «Non vengo perché non è una festa. Quella vera la organizzerà Francesco, ma chissà quando. Se smette un campionissimo è un funerale per il calcio. E poi, visto come l’hanno trattato…». Fantastica: «Con un’altra maglia non lo vedo. Magari la Roma gli propone un altro anno da giocatore.Quest’anno Francesco non ha giocato. Tre minuti qui, dieci lì. È ingiudicabile. Io dico che se giocava 20 partite, mezzora a partita, segnava 20 gol. Questo è un campionato in cui ci si salva a 30 punti! Sento parlare di record: è un campionato così scarso che i record li hanno fatti tutti».

David Beckham coglie l’occasione per svelare un retroscena interessante: «C’è stata la possibilità che venissi alla Roma quando ero in America e uno dei motivi era Francesco. Poter giocare nella stessa squadra sarebbe stato speciale, lo è sempre, anche quando giochi contro di lui».  L’ex presidente Sensi, conoscendolo bene, dice la sua alla stampa: « La nuova sfida può essere quella di un ruolo in società, oppure giocare da un’altra parte. Quello che è invece molto chiaro è il suo amore per la Roma. Traspare una sofferenza che comprendo a pieno. Perché da una parte c’è la consapevolezza di dover chiudere una storia, dall’altra c’è la parte più passionale, piena di sofferenza. Tutte le storie hanno una fine. Io lo so, è dolorosissimo. C’è una fase di consapevolezza e una passionale che ti fa soffrire e io l’ho vissuto quando è finita la mia storia lì. Non si supera mai del tutto, perché l’amore per la Roma non si può superare. Cambia il modo di viverlo, ma non finirà mai. E questo fa la differenza tra l’essere giallorossi o di un’altra squadra. In sincerità, gli consiglio di fermarsi. Ma deve decidere da solo».