Lettura & Poesie

O capitano, mio capitano! Che cos’è il carpe diem?

Pubblicato il Giovanni Contieri

O capitano, mio capitano.
Che cos’è il carpe diem?

Carpe diem. Cogliere l’attimo. Vivere quel preciso istante e sfruttarlo al meglio. Il poeta latino Orazio ha inventato questa formula a partire dal verbo carpere (“cogliere”), utilizzando la metafora del frutto che viene colto: ma bisogna stare attenti al fatto che il frutto del tempo non sia troppo acerbo o troppo maturo, bensì nelle migliori condizioni, all’apice della sua bontà. E per fare questo servono saggezza, coraggio, equilibrio.
Analogamente, nel film “L’attimo fuggente” il professor Keating fonda il proprio insegnamento su questi tre valori, i pilastri del carpe diem. Il professore si dedica a trasmettere ai ragazzi la forza di osare, di perseguire i loro desideri e le loro aspirazioni, con criterio e ragionevolezza. Tramite i suoi occhi, luccicanti e splendenti di vita, tramite la sua voce, così dolce e coinvolgente, Keating riesce a far emergere dagli abissi dell’anima dei ragazzi la loro essenza, permettendo loro di conoscere chi sono e cosa vogliono.
Inoltre, il professore incita i ragazzi a “succhiare il midollo della vita”, a non soffermarsi sulla superficie delle cose, ma ad andare oltre, apprezzando la bellezza che incontrano, assaporando ogni occasione. Infatti, come dice Orazio, “all’uomo non è dato conoscere il futuro: il suo compito è quello di sfidare l’usura del tempo”. L’uomo ha il dovere di vigilare, di combattere, di reagire alle ferite del tempo e di vivere il presente, cogliendone il significato, prima che esso sparisca e muoia.

E quindi non possiamo non citare l’ultima scena del film, quando i ragazzi si alzano in piedi sui banchi, per un ultimo omaggio al loro professore, obbligato ad andarsene. È doveroso mettersi in piedi davanti a un uomo che, da vero capitano, li ha saputi condurre ad un bellissimo viaggio alla scoperta di se stessi, attraverso un mare in tempesta.